Venderesti la Sicilia?

Aggiornato il: 22 nov 2019


Essere siciliani, da sempre, significa avere la mente e il cuore che viaggiano su binari paralleli: la prima proiettata verso la scoperta di nuove opportunità, il secondo costantemente rivolto verso la terra che lo ha cresciuto.


Essere siciliani, nel 2019, significa fare i conti con la contrapposizione tra un mondo che spinge sull’acceleratore della tecnologia e una terra in cui le prospettive di crescita si affievoliscono ogni giorno che passa.


Per comprendere l’entità di questa contrapposizione è utile analizzare i dati.


Secondo l’ISTAT, al 2018 il tasso di mancata partecipazione al lavoro maschile in Sicilia è 2.1 volte la media italiana e ben 4 volte la media delle sole regioni del Nord. E anche per chi lavora, le differenze rispetto al resto del Paese sono significative: la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti siciliani è inferiore del 30% rispetto alla media nazionale e di quasi il 40% rispetto al salario medio nel Nord Italia. In altre parole, in Sicilia le persone senza un impiego sono più del doppio del resto d’Italia e i redditi del lavoro dipendente sono solo una frazione esigua rispetto a quelli delle altre regioni. Tutto ciò ha un impatto devastante sull’economia regionale: poche fonti di reddito, peraltro basse, abbattono il gettito fiscale e demoliscono la capacità di spesa e la propensione al consumo.


Su tale sistema già in crisi si innesta, con effetti catastrofici, l’emigrazione territoriale: come evidenziato dal rapporto Svimez 2019, tra il 2015 e il 2017 più di 60mila siciliani sono emigrati all’estero e solo nel 2017 oltre 26mila si sono trasferiti in una regione italiana del Centro-Nord. Nel complesso, è come se ogni anno una città dalle dimensioni simili a quelle di Milazzo – e popolata in gran parte da laureati – facesse le valigie e si spostasse altrove. La Sicilia è quindi ai primi posti in Italia in termini di flussi migratori negativi e rischia lo spopolamento nei prossimi 50 anni.


Un’isola in difficoltà e sempre più isolata, la Sicilia. Come si può programmare il rilancio economico di un territorio che è scollegato rispetto al resto d’Italia? Non può infatti ignorarsi il pesantissimo costo economico e sociale che la Sicilia si trova a pagare in conseguenza di quel “freno” infrastrutturale che la rende tutt’oggi uno dei territori peggio collegati d’Europa. Assenza di reti ferroviarie ad alta velocità significa compromissione di quella continuità territoriale che è alla base dello sviluppo organico di un sistema economico e che fa parte dei principi di trattamento egualitario di tutti i cittadini. D’altro canto, anche sul fronte del trasporto aereo l’insostenibile prezzo dei biglietti da e per i principali aeroporti dell’isola è un peso posto a carico delle sole famiglie e dei lavoratori, i cui sacrifici rendono il silenzio politico sulla questione caro-voli non più tollerabile. È ormai noto da anni che un biglietto di sola andata Milano-Catania (ma potrebbero citarsi altre tratte) in periodo natalizio possa costare anche 500 euro su tutte le compagnie di volo, comprese le “low cost”. Un fardello inaccettabile, un sistema che si fa forte delle debolezze del Paese per mettere letteralmente le mani in tasca ai fuorisede di ogni età. E un simile salasso incide in maniera negativa sui consumi, proprio nei periodi dell’anno in cui questi dovrebbero rifiorire. Non ci stupiamo quindi se tanti siciliani vanno a trascorrere le vacanze – e a fare acquisti – nelle capitali estere, che risultano paradossalmente più convenienti.


Da buoni siciliani, abituati a convivere con i “nonostante” piuttosto che con i “grazie a”, siamo convinti che, per quanto lo scenario socio-economico descritto sia critico, per il Sud esistano ancora delle possibilità di sviluppo: le risorse del nostro territorio rappresentano una grande speranza per il futuro, non solo per sopravvivere ma per crescere.



La natura. Le risorse naturali rendono la Sicilia luogo ideale per la produzione di energia rinnovabile: dal sole al vento, con un’ampia disponibilità di terreni da utilizzare per installare nuovi impianti, il potenziale energetico della nostra terra è importante e in larga parte inespresso. Da questa consapevolezza muove il nuovo Piano Energetico Regionale, che mira al raggiungimento dell’autonomia energetica entro il 2030 puntando sulla produzione di energia elettrica tramite fonti rinnovabili. Il Piano permetterà alla Sicilia di cavalcare un grande trend di investimento globale, quello del green: si stima un’occupazione media di 35.000 unità annue per 10 anni, con investimenti previsti per oltre 15 miliardi di euro. Se si sta marciando nella direzione giusta, è bene mantenere alta l’attenzione affinché alle parole corrispondano interventi concreti: infatti, in attesa del nuovo Piano, la Sicilia è in ritardo rispetto agli impegni presi con l’Unione Europea per quanto riguarda i consumi coperti da energia rinnovabile – solo il 12% nel 2018, 3 punti in meno rispetto al target fissato dall’UE per il 2020.




L’affaccio al mare. La posizione strategica nel cuore del Mediterraneo offre alla Sicilia la possibilità di sfruttare canali commerciali in grande espansione per valorizzare l’export dei propri prodotti di maggiore qualità, come quelli del settore agro-alimentare. Le Zone Economiche Speciali, del resto, mirano a valorizzare le aree portuali più rilevanti con incentivi fiscali agli investimenti: i dati del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno raccontano che nelle aree in cui sono istituite le ZES, le esportazioni tendono ad aumentare del 40%, gli investimenti pubblici hanno un effetto moltiplicatore di 1:3 e i traffici commerciali marittimi possono crescere dell’8.4% per anno - ossia circa 8 volte il tasso di crescita annuo dei porti italiani dell’ultimo decennio. E allora, cosa aspettiamo? Ci domandiamo questo, dal momento che ZES sono già state formalizzate in Campania, Puglia e Basilicata. La Sicilia, anche in questo caso, è in ritardo in assenza dell’identificazione definitiva delle aree qualificabili come ZES.



Il patrimonio storico e artistico. Secondo l’Unesco, le bellezze della Sicilia valgono quanto quelle dell’intero Egitto. E noi siciliani non ne siamo affatto sopresi, conoscendo l’importanza del nostro patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico. Ciò che invece continua a sorprenderci è la scarsa capacità di tradurre la bellezza in ricchezza. In base al rapporto Io Sono Cultura 2020, la Sicilia è la 17° regione italiana per valore aggiunto generato dal settore culturale sull’economia territoriale e la 19° per impatto occupazionale del settore culturale. Se è vero che non si può vivere di solo turismo, un aumento degli indotti economici derivanti dalle nostre ricchezze è coerente con un modello di sviluppo che punti sulle eccellenze del territorio.


La natura, l’affaccio al mare e il patrimonio storico e artistico rappresentano per noi elementi chiave su cui puntare strategicamente, per una ripresa sostenibile del nostro territorio. Per qualcuno, invece, le risorse della Sicilia restano solo delle belle cartoline, da esibire al ritorno dalle vacanze insieme alla solita sfilza di luoghi comuni su una terra senza speranza. Una terra bella ma tanto complicata che forse vale la pena venderla: ha pensato probabilmente questo l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio quando, nel 2012, ha proposto di vendere la Sicilia.


Sono tanti i siciliani che, seppur sparpagliati per il mondo, credono ancora in un futuro per la propria terra. Per cui: “No grazie, la Sicilia non è in vendita”. Le sue risorse, invece, aspettano solo di essere valorizzate, e anche in fretta. Perché la natura e la storia restano lì, le opportunità no.



Fonti:

ISTAT (2019): indicatori per singola provincia, città e dominio 2018 (Sicilia);

Svimez (2019): Il Mezzogiorno nella nuova geografia europea delle disuguaglianze;

Quotidiano di Sicilia (13/11/2019): Energie rinnovabili, Sicilia ferma alla pala (https://qds.it/energie-rinnovabili-sicilia-ferma-alla-pala/?refresh_ce);

Anter Italia (08/01/2019): Sicilia, il-futuro dell’isola passa dalle rinnovabili (https://anteritalia.org/sicilia-il-futuro-dellisola-passa-dalle-rinnovabili/);

CataniaToday (17/04/2019): Mario Borghezio (Lega Nord) “vendiamo Sicilia e Campania” (http://www.cataniatoday.it/politica/mario-borghezio-lega-nord-vendiamo-sicilia-campania.html);

Studi e Ricerche Mezzogiorno (2019): Italian Economic Outlook and the SEZs as investment opportunity.

I quaderni di Symbola (2019): Io Sono Cultura 2019

0 visualizzazioni

FuoridiME - Associazione di Promozione Sociale, C.F. 97119290837 - Viale Principe Umberto 123 bis - Messina (ME), 98122 

Cellulare: +39 3452430862 - Mail: contatti.fuoridime@gmail.com - offsite.fuoridime@gmail.com