Lettera aperta: "Adesso, fateci tornare!"




3 maggio 2020



On.le Presidente della Regione Siciliana,

On.le Sindaco di Messina,



In questi giorni è vivace il dibattito sulla possibilità di rientro in Sicilia di quei Siciliani che si trovano in quarantena lontano dall’Isola. Se dal 4 Maggio le norme nazionali consentono a molti fuorisede di fare ritorno al proprio “domicilio, abitazione o residenza”, le recenti determinazioni della Regione Sicilia sembrano suggerire una chiusura dell’Isola ai suoi figli lontani, con la prosecuzione del lockdown fino (almeno) a metà maggio.


Decisioni che, senza dubbio, sono suggerite dalla preoccupazione verso la tenuta sanitaria regionale; decisioni sulle quali, tuttavia, la nostra condizione ci impone qualche ulteriore considerazione.


Abbiamo grande, grandissimo rispetto della situazione in atto e delle conseguenze che essa comporta. Tanti di noi hanno scelto di restare, nelle fasi più acute dell’epidemia, nelle Regioni e nei Paesi che ci hanno accolto.


Nonostante le difficoltà economiche, la voglia di proteggere la nostra terra ci ha convinto a resistere, a farci carico di tutti i problemi di un periodo che, per moltissimi fuorisede, ha significato la perdita del proprio posto di lavoro o, nella migliore delle ipotesi, un lungo isolamento, lontano dal calore dei propri affetti.


Oggi, trascorsi circa due mesi dall’inizio della quarantena, le conseguenze economiche del lockdown sono diventate troppo pesanti per chi ha visto le proprie entrate diminuire - o azzerarsi - e molte delle spese rimanere invariate.

Oggi, molti fuorisede, hanno la necessità economica di tornare a casa.


Per tutti loro, per tutti noi, il rientro non può diventare un’utopia ma deve costituire una realtà concreta ed una priorità politica: ed è a Voi, Autorità di riferimento, che ci rivolgiamo perché troviate il giusto contemperamento tra la tutela della salute pubblica e la difesa dei diritti dei fuorisede, che rappresentano oggi più che mai una delle principali forze sociali del Paese.


Peraltro, in questo momento, la possibilità (teorica) di rientro in Sicilia è già fortemente limitata, non solo per l’effetto dell’ordinanza regionale ma per l’assenza di mezzi utili per raggiungere l’Isola. Tra treni soppressi, voli cancellati, vincoli al traghettamento e altre misure simili, oggi raggiungere la Sicilia è un’impresa.


Da qui l’invito, a Voi Autorità, a evitare un grave paradosso: quello di rendere il diritto di rientro, riconosciuto da un provvedimento governativo, di fatto non esercitabile per via delle condizioni di mercato o di altre limitazioni.


Ci piace chiamarci siciliani, al di là delle distanze, quando portiamo la nostra cultura, le nostre eccellenze nel mondo. Ci piace sentirci vicini alla nostra terra, conoscere altri luoghi senza perdere la nostra identità.


Se per la Sicilia continuiamo ad essere siciliani in tempo di pace, chiediamo, nel rispetto della salute e della sicurezza dei nostri conterranei, di continuare ad essere considerati tali anche in questo periodo di crisi.



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