I pendolari a lungo raggio


I «pendolari di lungo raggio», così li definisce un report di Bankitalia, sono tutti coloro che per motivi di lavoro, studio, convenienza vivono lontani dalla regione di residenza. In totale sono quasi 2 milioni di persone in Italia che vivono in un comune diverso da quello di residenza, di cui, secondo stime fatte dal Miur, sono circa 350-400 mila gli studenti fuori regione. Il partito dei fuori sede per votare dovrebbe sobbarcarsi viaggi estenuanti e dispendiosi, trovandosi nella maggior parte dei casi a dover scegliere l’astensione.

D’altronde, in un Paese a crescita (demografica) zero, i giovani risultano essere numericamente irrilevanti rispetto ad altre categorie di elettori e, di conseguenza, politicamente trasparenti.


In merito a questo vulnus democratico, che di fatto impedisce a tanti cittadini di esercitare il proprio diritto al voto, il comitato studentesco #iovotofuorisede fa sentire la sua voce in occasione delle elezioni europee del 26 maggio 2019. Il movimento nasce dall’iniziativa di un gruppo di studenti fuori sede (nello specifico siciliani) iscritti all’Università di Torino, da anni sensibili a questa tematica. Manifestazione social è stata quella portata avanti da tutti i fuori sede che hanno condiviso su Instagram, Facebook e Twitter le ore di viaggio e costi esorbitanti che la partecipazione alle recenti elezioni avrebbe richiesto, nonostante la riduzione tariffaria di alcune compagnie nazionali prevista dalla legge.

Il ddl 859, bloccato al Senato da Gennaio 2019, a firma della deputata Dalila Nesci (M5S). Nel testo della Nesci sarebbe prevista soltanto la possibilità di votare in un seggio diverso dal proprio ma purché in un seggio che si trovi all’interno della propria circoscrizione elettorale: un provvedimento che dunque non cambierebbe nulla per la stragrande maggioranza delle persone che normalmente si trovano fuori a vivere dalla propria circoscrizione elettorale di pertinenza. Tuttavia questo disegno di legge prevede il diritto di voto per i cittadini in mobilità soltanto per Referendum ed Europee, non prevedendo nulla per le Politiche Gli elettori temporaneamente all’estero, invece, potranno votare come previsto dall’ultima legge elettorale approvata nel 2015.

Se volete votare, l’unica soluzione è andare all’Estero! Ben collaudati in altri Paesi dell’Unione europea sembrano invece le “modalità di voto differenziate”.

In Germania, i cittadini non hanno l’obbligo di fornire una motivazione specifica per poter esercitare il proprio diritto di voto attraverso voto per corrispondenza, anche quando si è temporaneamente all’estero. Una tessera elettorale può essere utilizzata per votare in qualsiasi altro seggio elettorale del distretto della circoscrizione elettorale.

In Polonia, gli elettori che non possono votare al proprio seggio devono munirsi degli Absentee Voting Certificates (AVCs) e di un codice elettorale (election code) con cui si può votare per delega e per corrispondenza.

Nei Paesi Bassi, come riporta l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), i cittadini possono esprimere il proprio voto via proxy oppure, per i cittadini residenti all’estero, per e-mail. Nel rapporto OSCE si rileva inoltre che non è stato rilevato alcun problema in merito alla qualità dei registri di voto, che è “affidabile, completo e garantito”.

Più in generale l’absentee ballot corrisponde in alcuni stati unicamente al voto in un seggio elettorale differente da quello ufficiale. In Italia la proposta del cosiddetto early vote, attraverso il quale gli elettori possono votare in un giorno che sia antecedente a quello previsto per le elezioni, ma non da remoto, è stata bocciata dal Viminale per timore di “rischi di brogli e manomissioni”. Altra modalità da escludere è il proxy vote (voto per delega) in quanto violerebbe l’articolo 48 della Costituzione, che non permette alcun tipo di delega nell’espressione del proprio voto, il quale è segreto e personale.

L’unicità, la segretezza e la libertà del voto certamente riguarda le modalità differenziate presentate ed è necessario, considerando i rischi, formulare una legge in grado di garantire il diritto ai cittadini di votare e allo stesso tempo di tutelare quegli elementi fondamentali che caratterizzano il voto di chi vuole continuare a mantenere radicate residenze e radici nella propria terra.


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