La Sicilia che non ti aspetti: storie messinesi di successo



©Marco Crupi

Qualche settimana fa, vi abbiamo parlato di una Sicilia pressoché sconosciuta, quella Sicilia dell’imprenditoria innovativa che sfrutta al massimo le potenzialità del territorio per creare sviluppo. È la Sicilia delle start-up, del networking e del co-working. Tuttavia, dietro gli anglicismi, si nascondono tanti individui, Siciliani e non, che scelgono la Trinacria come headquarter per loro progetti ma, soprattutto, come fonte di ispirazione.

Tra questi, c’è Giuseppe Arrigo. Messinese DOC, classe 1986, laureato in Informatica presso l’università di Messina. Inizia la sua carriera come consulente IT per una multinazionale con sede a Mantova e nel contempo fonda Ardeek (www.ardeek.com), una società che si occupa di sviluppo di soluzioni software e fornitura di servizi web con il brand keedra.com.

Da consulente IT a imprenditore, il passo è stato breve. Giuseppe si interessa al networking e nel 2015 è tra i fondatori di Startup Messina, e, in seguito, dell’incubatore d’impresa Innesta, sempre a Messina.

Oggi svolge più di un ruolo, non senza qualche problema di tempo, come specifica all’inizio dell’intervista: consulente tecnologico (Ardeek), advisor per aziende (Innesta) e fervido sostenitore della diffusione della cultura d’impresa (Startup Messina).

Abbiamo avuto il piacere di porgli qualche domanda sul suo percorso e, come da rito, gli chiediamo delle sue prime esperienze lavorative lontano dall’isola:

La mia prima esperienza lavorativa è stata per una consolidata multinazionale con sede principale a Mantova. Questo primo lavoro a tempo pieno mi ha dato la grande opportunità di capire le dinamiche di gestione di una grande società, con molte sfaccettature e tanti dipendenti.

Durante questa esperienza, durata circa 2 anni, ho avuto modo di confrontarmi con i vari managers e il CEO dell’azienda e di rendermi conto dei ritmi e della complessità di certi ruoli apicali. Il successo o il fallimento di un’azienda dipendono spesso dalla decisione di pochi e, non di rado, anche dall’istinto.

Anche lui, come Salvo Fallica, sembra essere un siciliano di ritorno.

Nato in Sicilia ed estremamente legato a Messina, gli affetti e il mare lo hanno riportato a casa.

L'opinione comune vuole che la Sicilia sia un territorio difficile per lo sviluppo di una ‘buona imprenditoria’ e, di certo, c’è una parte di innegabile verità. Per questo, abbiamo chiesto a Giuseppe quale sia la difficoltà maggiore per chi fa impresa in Sicilia:

Reputo che gran parte delle difficoltà sia legata alle persone più che ai luoghi: i Siciliani sono spesso diffidenti e, negli anni, si sono abituati a dinamiche di interazione che rendono difficile, o comunque non immediato, l’instaurazione di collaborazioni a medio-lungo termine.

Sono convinto, però, che la crisi abbia dato una spinta propulsiva all’imprenditoria. In Sicilia molti, giovani e non, hanno compreso che la strada del lavoratore dipendente è ormai abbastanza impervia e quindi hanno optato tanto per la libera professione quanto per il settore imprenditoriale.

Di certo, non è una scelta semplice ma spesso ti consente di lavorare con qualcosa che ti piace, mantenendo un certo grado d’indipendenza piuttosto che intraprendere la strada del “posto fisso”.

In questo senso, mi ritengo fortunato perché negli ultimi anni ho incontrato e conosciuto molti Siciliani caratterizzati da questo nuovo spirito: molta voglia di fare e di mettersi in gioco.

Le difficoltà che hai appena menzionato hanno un pedigree tutto siciliano oppure sono comuni anche al panorama imprenditoriale italiano?

L’Italia non è un paese facile. Qualsiasi iniziativa è resa complicata da una talvolta eccessiva burocrazia e da iter poco chiari anche agli ‘addetti ai lavori’. Al sud come al nord, la macchina amministrativa dovrebbe essere a portata di cittadino e di semplice fruizione digitale. Ancora non è così e questo, a mio avviso, rallenta lo sviluppo e le prospettive di cambiamento.

Ritornando di nuovo in Sicilia, a Messina, gli chiediamo in che stadio evolutivo si trova la community Start-up messinese.

L’ecosistema Start-up a Messina, così come tutta la provincia, è in uno stadio poco più che embrionale: ci sono molteplici iniziative che puntano i riflettori sul fare impresa e sul fenomeno delle Start-up ma ancora non ci sono risultati tangibili. Non dobbiamo dimenticare che Messina non ha un retaggio imprenditoriale particolarmente forte e, al netto di qualche noto caso, le aziende ‘dai grandi numeri’ sono davvero poche. Oggi l’universo Start-up, a Messina, ha sicuramente qualche caso promettente ma, visto l’interesse verso questo modo nuovo di fare impresa, non possiamo che aspettarci che i numeri crescano nei prossimi anni.

Giuseppe ci riassume in due brevi punti le iniziative intraprese da Start-up Messina dalla sua fondazione ad ora:

1. Fabbrica delle Idee: evento mensile-in questo momento sospeso- che consente di confrontarsi su iniziative o idee d’impresa di fronte ad un pubblico eterogeneo, puntando su confronti di tipo costruttivo e collaborativo.

2. Startup Weekend Messina (http://www.swmessina.it): evento a cadenza annuale, simile a quello di molte altre città italiane, della durata di 54 ore, svolto sulla base di un format internazionale che illustra metodologie, strumenti e know-how utile a trasformare un’idea in impresa in un weekend per poi presentarla di fronte ad un pubblico di imprenditori.

3. Networking: ci spostiamo tanto in tutta la Sicilia ma, spesso, anche nel resto d’Italia per confrontarci con altre communities ed ecosistemi per un reciproco scambio di esperienze e conoscenze.

4. Infine, con l’incubatore Innesta (www.innesta.co) offriamo una consulenza sia in termini di percorsi di incubazione sia in attività di validazione di idee d’impresa.

Di nuovo, suggerendo un confronto con la realtà italiana, gli chiediamo le maggiori differenze tra l’ecosistema siciliano e quello italiano.

Giuseppe risponde che Sicilia ha qualche caso di grande successo e molti casi promettenti. Tuttavia, non possiede un sistema ancora rodato: si deve fare ancora molta strada per colmare il gap con le grandi città italiane (es. Roma e Milano) e, soprattutto, con centri d’eccellenza imprenditoriale come Berlino, Londra o la Silicon Valley. Il problema, continua, risulta evidente nelle scarse e poco concrete politiche che facilitino la costituzione di nuove imprese e, soprattutto, una generalizzata mancanza di una cultura di investimento. I dati che ci fornisce sono esplicativi: se nel 2017 in Europa sono stati investiti circa 19 miliardi di euro in Start-up, l’Italia se n’è aggiudicata solo 100 milioni.

Il ritratto che Giuseppe ci fornisce del panorama italiano è molto obiettivo, perciò gli chiediamo di raccontarci di un episodio più personale inerente alla sua esperienza:

Alla prima Fabbrica delle Idee, nel 2013, eravamo 5-6 partecipanti, 3 dei quali organizzatori del progetto. Sebbene animati dalle migliori intenzioni, non sapevamo se questa idea potesse andare concretamente in porto. Un gruppo di persone che si incontra mensilmente per parlare di idee d’impresa, a Messina? È stato un azzardo ma è andata bene. Incontro dopo incontro, il pubblico è cresciuto: in più occasioni abbiamo dovuto cambiare sede per questione di spazio. Oggi, in media, un evento come la Fabbrica delle Idee raccoglie 60 persone e l’associazione conta altrettanti soci, molti dei quali attivi concretamente nell’organizzazione di attività di promozione della cultura d’impresa sia a Messina che in provincia. Mi verrebbe da dire che “spesso basta solo crederci”.

Partendo da qui, come riassumeresti, in una frase, gli strumenti necessari per un maggiore sviluppo dell’ecosistema?

Minor burocrazia, più fondi e più possibilità di confronto con l’estero.

Come immagini la Sicilia in cinque anni?

Mi augurerei una Sicilia uguale ma anche molto diversa, bella come lo è adesso ma con più possibilità e prospettive lavorative. Magari con migliori collegamenti e infrastrutture. Ovviamente, estendo la stessa “immaginazione” alla nostra Messina che possiede tante bellezze e, soprattutto, grandi margini di miglioramento. Diciamo che ci vorrebbe più una rinascita di stampo che un cambiamento della città.

Da fuori sede, questa è una domanda quasi obbligata: come credi si possano attrarre talenti da altre regioni o far tornare indietro i Siciliani che si sono formati altrove?

Chi non rimane in Sicilia lo fa o per scelta o per necessità. In entrambi i casi, non c’è molto da fare, purtroppo. Prima di pensare a far tornare quelli che sono fuori dovremmo preoccuparci di non far andare via chi ci nasce. Solo se riusciremo in questo arduo compito, potremmo augurarci che la gente cominci a tornare.

E aggiunge, a questo si potrebbero aggiungere delle pratiche di scambio di competenze con regioni/nazioni vicine così da favorire un maggior fervore culturale e più propensione al confronto.

Concludiamo questa breve intervista con un parere personale sulla ‘Messina di domani’.

Con più informazione, più cultura e più desiderio di cambiamento.

Messina è secondo me una delle province più belle della Sicilia ma, complici diversi fattori e probabilmente una carenza di posti di lavoro, si è molto impoverita dal punto di vista culturale e, com’è facile immaginare, ne paga le conseguenze.

C’è da dar nuova linfa vitale ai cittadini, offrire nuovi modi di pensare, nuovi modi di agire. E’ un percorso lungo e complicato nel quale, però, credo fortemente ed è una “vision” che mi porto appresso in buona parte delle iniziative volontarie o imprenditoriali che realizzo.

Francesco Salvatore

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