Cara Sicilia, quanto ci costi?



Il progetto ‘Caro Voli’ è ormai diventato un vero e proprio habitus per FuoridiME, un buon esercizio che, quest’anno, vede la sua terza edizione.

Il progetto si pone a conclusione di un 2017 di lavoro assiduo, in cui l’associazione non è solo cresciuta numericamente ma soprattutto ha portato a compimento iniziative sul territorio, volte a rimarcare la stretta connessione tra i fuori sede e la propria città.

Il nostro insistere sul tema del ‘Caro Voli’ potrebbe sembrare frutto di un interesse personale legato alla condizione di fuori sede.

Tuttavia, una più attenta analisi rivela come l’eccessivo costo dei biglietti aerei da e per la Trinacria interessi in realtà tutti i Siciliani dal momento che pone un interrogativo ben più complesso: perché la Sicilia soffre di un così scarso e al contempo economicamente gravoso sistema di collegamenti con l’Italia e l’Europa?

Inoltre, data la sempre più vivace discussione circa la possibilità di un nuovo aeroporto nella provincia messinese, è evidente che la questione caro-voli diventi ancora più pressante.

La nostra analisi mostra quanto sia difficile e dispendioso per i messinesi viaggiare, specialmente in prossimità delle festività.

Quale situazione dipinge quest’anno ‘Caro Voli’?

Il report 2017, disponibile in PDF sul sito internet dell’associazione (www.fuoridime.com), raccoglie i dati estratti dai più comuni portali di ricerca (Skyscanner, Google Flight e Vologratis) al contrario delle precedenti edizioni, in cui erano state prese in analisi solo le maggiori compagnie aeree.

Ciò ha permesso di evidenziare, ad esempio, che un volo A/R diretto Milano Linate-Catania, prenotato ad ottobre, in andata il 22 Dicembre e ritorno il 7 Gennaio possa costare fino a 471 euro.

Ma il medesimo volo, prenotato a novembre, costerebbe addirittura 603 euro, un aumento del 28% [N.d.R.].

Se a ciò si aggiungono i dati dell’ultimo bilancio demografico, ci si rende conto il problema non colpisca solo una minoranza della popolazione.

Infatti – evidenzia Roberto Saglimbeni – le stime riguardanti la città di Messina ammontano a 5000 abitanti in meno nell’ultimo quinquennio. Il logico corollario di questi dati- prosegue- è quindi la crescita dell’esigenza di collegamenti efficienti, soprattutto aerei.

Il quadro non sembra cambiare anzi peggiora, se si prende in analisi l’aeroporto ‘Tito Minniti’ di Reggio Calabria.

L’aeroporto dirimpettaio infatti patisce una cronica mancanza di collegamenti aerei, dal momento che gli unici aeroporti raggiungibili sono quelli di Roma e Milano – anche se sporadicamente sono disponibili voli da e per Pisa-.

Il versante calabro inoltre risulta essere più costoso, specialmente per i voli provenienti da Milano, il cui prezzo medio di si aggira intorno ai 520 euro per chi prenota un volo A/R nel mese di novembre.

L’aeroporto reggino è deficitario anche se si prendono in considerazione i voli con scalo, dal momento che tutte le soluzioni prospettabili richiedono comunque di effettuare un cambio a Roma o a Milano.

Per la maggior parte degli aeroporti esaminati, dunque, tale piano di viaggio non costituisce un’alternativa valida.

Il tempo impiegato per effettuare due voli in territorio nazionale non è in alcun modo giustificato dalle ridotte distanze in esame. Nemmeno il Tito Minniti, come appare evidente, costituisce quindi una soluzione plausibile per gli abitanti della Sicilia Orientale.

Questo studio, data la complessità dell’argomento e l’alto numero di attori coinvolti, si configura più come un’analisi di supporto e mostra come queste tematiche, un tempo sullo sfondo, oggi diventino punti nodali del futuro non solo della città ma della Sicilia tutta- afferma Francesco Valentini, studente di ingegneria presso l’Alma Mater di Bologna.

E ciò – aggiunge – richiede un impegno ad ampio raggio da parte di tutta la classe politica nelle sue varie sedi istituzionali, da quella comunale a quella europea, spesso purtroppo disattenta alle reali esigenze del proprio territorio.

In tal senso, il report di quest’anno cerca di rispondere a questa problematica, focalizzandosi non solo sulle possibili soluzioni di natura economica, ma anche di natura giuridica, con particolare riferimento, in quest’ultimo caso, alla disciplina degli aiuti di Stato.

A tutela del diritto alla mobilità ed alla continuità territoriale – suggerisce Marina Federico, studentessa di Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Trento - possono essere introdotti, in deroga al generale divieto di aiuti di stato, oneri di servizio pubblico nei confronti di determinati aeroporti.

Il Regolamento C.E. n° 1008/2008, emanato dal Parlamento Europeo, specifica all'art. 16 le condizioni speciali e particolari alle quali è possibile stabilire gli oneri di servizio pubblico a vantaggio di un aeroporto nel caso in cui ciò sia essenziale per lo sviluppo economico e sociale della regione servita dall’aeroporto stesso.

Il caro voli è un progetto che nasce ed è sostenuto dal duro lavoro di tanti membri dell’associazione FuoridiMe.

Per noi, tuttavia, è molto di più.

Per noi il Caro Voli costituisce un campanello di allarme che troppo spesso viene ignorato, un campanello attraverso cui vogliamo attenzionare un problema tangibile e perciò quantificabile.

Proprio per questo, perché convinti della potenziale risolvibilità del problema, ci dedichiamo annualmente a questa analisi, che, seppur circoscritta al nostro contesto, rappresenta comunque il nostro contributo.

La Redazione

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