Federica Gutierrez de Quijano Miceli: il nome dice tutto, no?



Dicono sempre che sia difficile scrivere le prime righe di un racconto, per quanto breve sia. Lo è ancor più se senti l’onore e l’onere di essere il primo a intraprendere il nuovo corso delineato dalla redazione di A Vuci: 'raccontare' persone, suscitare emozioni.

Ho deciso di intervistare Federica in un caldo pomeriggio di Novembre, mentre sorseggiavamo un caffè nel quartiere Palermo di Buenos Aires, durante il nostro International Student Exchange Program.

Federica Gutierrez de Quijano Miceli: il nome dice tutto, no?

Studentessa ventitreenne, nata e cresciuta a Bruxelles, in Belgio, da padre spagnolo e madre agrigentina, attualmente iscritta al al sesto anno alla facoltà di Medicina e Chirurgia del ‘Universidad Internacional de Cataluña’, Barcelona.

Queste due righe basterebbero a proiettarvi dentro questa nuova incredibile dimensione che ci ha regalato il ‘sogno Europa’.

Cresciuta nella città sede del parlamento europeo, Federica è consapevole del suo essere figlia della prima generazione europea:

Ho studiato in un liceo francese dove parlare due, tre, persino quattro lingue era la cosa più naturale al mondo. Da quando vivo in Spagna, mi sono resa conto della ricchezza culturale che mi hanno regalato questi anni vissuti accanto a persone così variegate e di differente estrazione geografica. I ragazzi del liceo erano tutti abituati a viaggiare, a non avere una casa fissa e che tutto potesse cambiare da un momento all’altro.

Federica non è assolutamente nostalgica quando racconta delle sue amicizie del periodo liceale, anzi, è convinta di poter fare affidamento su di loro in qualunque momento e di potersi incontrare con loro in giro per il mondo. La barriera della distanza fisica è qualcosa che lei, come tanti altri ragazzi, ha imparato ad abbattere.

Non ha mai pesato più di tanto la mancanza di avere un posto da chiamare casa: lei ha sempre associato quell’idea di casa alle esperienze che ha vissuto, ai posti che ha visto, alla gente che ha conosciuto. Questa sua irrequietezza, questa sua smania di conoscere sempre posti nuovi, di fare nuove esperienze è un bisogno dettato, in primis, dalla sua giovane età ma anche dal suo particolare status di cittadina d’Europa.

Federica è figlia della prima generazione europea e, come tale, le chiedo un commento sull’attuale situazione politica europea. Ha una visione chiara degli ultimi avvenimenti che hanno interessato tanto la Catalogna quanto l’Europa intera:

Io sono nata in Belgio, un paese che da sempre ha voluto dividersi, separarsi; per me, l’insorgere di altri movimenti secessionisti, come quello catalano o quello inglese, non è stata una sorpresa.

Credo che la gente non si renda conto della forza che abbiamo come Unione. Abbiamo passato più di mezzo secolo a distruggere barriere, creando una nuova realtà, mescolando differenti culture. Non capisco davvero l’esigenza di dividerci, separarci. Io sono contro questi movimenti secessionisti, né vedo la necessità di ulteriori conflitti, di ulteriori frontiere. Per me è essenzialmente un problema di comunicazione: i governi statali dovrebbero essere più attenti alle richieste delle minoranze e cercare sempre il dialogo.

Il tono dell’intervista cambia radicalmente quando le chiedo di parlarmi del rapporto con i suoi genitori, la sua voce si fa più grave, l’espressione del viso si contrae: può essere che quella stessa ragazza, abituata fin da piccola a viaggiare e a non sentirsi appartenente a nessun posto, ritrovi proprio nell’amore verso la sua famiglia la sua collocazione geografica, la sua stella polare?

Con molta presunzione, e spero che non mi smentisca, sono convinto che l’amore verso la sua famiglia l’abbia aiutata a superare tutte quegli ostacoli che si sono presentati durante il corso della sua, seppur giovane, intensa vita.

Mia madre mi ha sempre spinta ad essere curiosa verso il mondo, mi ha sempre incoraggiata ad aprire gli occhi, ad essere sensibile nei confronti di realtà differenti alle mie;

mio padre, invece, ha sempre preteso il massimo da me; non essere mai egoista e non smettere mai di arricchirsi sotto il punto di vista umano. Sono grata ai miei genitori per avermi sempre insegnato quanto fosse importante entrare in contatto con nuove culture, rispettarle e cercare di trarne il meglio.

È sorpresa quando le chiedo di spiegarmi come la distanza abbia influito sulle sue relazioni sentimentali, nessuno, probabilmente, l’aveva mai interrogata su questo tema:

È vero, ci sono state relazioni che non sono andate a buon fine per la distanza fisica. Per me, la distanza fisica non esiste -sentenzia-.

Sono convinta che la distanza dal punto di vista sentimentale derivi dal fatto che non si accetti di vivere il momento, di capire il tuo bisogno di muoversi, scoprire, viaggiare.

Ho bisogno di spazio, sono abituata a vivere in continuo movimento e forse non potrei rinunciare a questa inquietudine per chiudermi in una relazione statica, in cui il mio partner non accetti questa mia irrequietezza.

Fugge dalla routine, la stabilità la angoscia. Vuole sentirsi libera, padrona del suo tempo, in futuro non cerca una “sistemazione”, anzi, desidera imparare nuove lingue, viaggiare ancora e conoscere nuovi paesi.

Le chiedo di parlarmi dei motivi che l’hanno portata a scegliere il suo percorso universitario:

Mi iscrissi alla facoltà di medicina con l’idea di fare la psichiatra. Volevo poter offrire a tutti i miei pazienti uno spazio in cui si sentissero liberi di parlare del loro mondo interiore; al terzo anno, invece, ho sentito il bisogno di dover dedicare i miei studi a qualcosa di più concreto, più rapido, i cui risultati fossero più immediati e, chiaramente, che mi permettesse di continuare a viaggiare.

Adesso entrambi ci troviamo a Buenos Aires: le chiedo, incuriosito, di parlarmi di questo periodo argentino e degli argentini:

Degli argentini mi piace la loro serenità ma, allo stesso tempo, il loro profondo coinvolgimento tanto a livello sociale quanto politico. La classe media è molto ben informata sulla situazione del paese e partecipa attivamente ai dibattiti interni, riforme sociali, manifestazioni politiche.

In Argentina? Ho visto paesaggi meravigliosi, ho assaporato la bellezza e l’essenza di questi luoghi: Las cataratas de Iguazú, La quebrada di Salta... giusto per citarne un paio. Non scorderò mai questi momenti, questa esperienza. Mi sono sentita piccola, avevo le lacrime agli occhi.

Per una persona come lei, con più di un passaporto nello zaino, dovrebbe essere estremamente difficile rispondere circa la sua provenienza, la sua nazionalità... vi prego non stupitevi, lei ha sempre risposto di essere siciliana e solo dopo, aggiunge, italiana.

È emozionata, lo sono anche io, quando le chiedo di parlarmi del suo rapporto con la Trinacria.

Raccontare della Sicilia, ora così lontana dall'isola che per secoli ha dominato il Mediterraneo e, di conseguenza, il mondo antico, è molto difficile per noi siciliani: riempie gli occhi di pura nostalgia ma, allo stesso tempo, scalda il cuore con dolci ricordi.

Gli odori.... ieri stavo passeggiando per Buenos Aires, ho sentito l’odore caratteristico di gelsomino... ho chiuso gli occhi ed ho cominciato a ricordare tutte le estati passate in Sicilia, ad Agrigento, a correre in campagna, a casa dei miei nonni, a raccogliere la frutta, a prendere i fichi, ad arrampicarmi sugli alberi;

per me la Sicilia è il caldo, il profumo, gli odori, la sabbia, il sole che ti brucia la pelle...

Concludo ringraziando Federica per la sincerità delle sue risposte, la disponibilità con cui ha atteso le mie, a volte invadenti, domande e curiosità.

Mi lascio cullare dal bellissimo ritratto che Federica dipinge della mia Itaca.

They always say it is hard to write the first lines of a story, however short it may be. But it is even harder, I assume, if you have both the honour and the duty to be the first one to walk on the new path of A Vuci: portray people, stir up emotions.

I have decided to interview Federica in a hot afternoon of November, while we were drinking coffee in the borough of Palermo, in Buenos Aires, during our International Student Exchange Program.

Federica Gutierrez de Quijano Miceli: her name tells you everything, doesn't it?

She is a twenty-three year old medical student, born and raised in Brussels by a Spanish father and a Sicilian mother. She is currently attending the sixth year of Medicine at the ‘Universidad Internacional de Cataluña’, Barcelona.

These two simple lines would suffice to enter this new incredible dimension that the dream of Europe has gifted us with.

Brought up in the city which is the symbol of the European Union, Federica is aware of his tight belonging to the first generation of Europeans:

I have attended a French High School, where speaking two, three, even four languages was the normality. Since I moved to Spain though, I have realised how much I gained from those years, embedded in such a cultural diversity. My classmates at High School used to travel constantly around the world and they did not have the notion of a stable, fixed home; on the contrary, they believed that everything could constantly change.

Federica does not feel nostalgic at all when she recalls her friends at High School; instead, she is firmly convinced that she can always rely on them and that they can run into each other around the world.

The barrier of physical distance is something that she, as much as many other people, has learnt to tear down.

She has never felt the absence of a place to call home: for, she has always associated that idea of home with the experiences she went through, with the places she has visited, with the people she has met on her way.

Such restlessness, such craving for the discovering always new places, for experiencing new things are not just dictated by her young age but, especially, by her unique status of European citizen.

Federica is the most tangible result of the first generation of Europeans and, as such, I ask her a comment on the current political situation in Europe. She has a clear opinion in mind on the recent events that have affected both Catalonia and, by extensions, the whole Europe:

I was born in Belgium, a country that has always expressed the will to separate; the growth of secessionist movements, as either the Catalonian or the British one, do not surprise me at all.

I believe that people do not realise the strength we have as European Union.

We spent more than half century to destroy barriers in order to create a new world, to mix and mingle new cultures.

I do not really understand the need of separating ourselves again, after all we have built. I am definitely against these secessionist movements, nor I see the need for further conflicts, for more barriers.

I think it is matter of communication: national governments should pay more attention to the minorities’ requests and always seek for a dialogue with them.

The atmosphere of our informal chat radically changes when I ask about her parents. Her voice becomes more serious, her facial expression contracts: is it possible that that same girl, accustomed since she was a child to travel and not to belong to any place, finds her place in the world in the love for her family?

Maybe I am being too arrogant but I hope she agrees with me. For, I truly believe that the love for her family has helped her to overcome all the obstacles on her way.

My mom has always encouraged me to be curious, to open my eyes and to be sensible toward those realities which were different from mine; my dad, instead, has always pushed me to do my best. He taught me not to be selfish and to always enrich myself.

I am grateful to my parents since they have always taught me how important the approach, the respect and the understanding of other cultures are.

She gets surprised when I ask to explain how distance has affected her love relationships; no one, presumably, has ever questioned her on such a theme:

It is true, indeed, that there have been some relationships that did not end up well due to the distance. I think that the concept of physical distance does not exist- she sentences-.

'Emotional' distance arises when both individuals do not accept to live the short though intense moment; moreover, the crucial point concerns the understanding of the need of constant wandering, discovering, travelling. If this lacks, there cannot be compromise.

Personally, I need space, I am used to live in the constant tension of wandering out and about, and, perhaps, I am not able to give it up to shut myself down into a static relationship, where my partner does not accept such restlessness.

She escapes the routine; the stability wearies her out.

She wants to feel free, the sole owner of her time; in the future, she is not looking to settling down, instead, she longs to learn new languages, to keep travelling and to know new cultures.

Then, I ask her to tell me about the reasons behind the choice of her studies:

I enrolled in the program because I wanted to be a psychiatrist. I wanted to offer my patients a space where to be free to talk about their interior sphere; in my third year, however, I felt the need to dedicate my time to something more concrete, whose results could be more immediate; and, obviously- she adds- that could allow me to keep travelling around the world.

Now, that we both are in Buenos Aires, I ask her to describe her Argentinian period and, especially, her impressions on the Argentinians in general:

What I really love of Argentinians is not just their peacefulness, but also their deep involvement in both the social and the political sphere. The middle class is perfectly aware of the situation of the country and actively participates not only to the internal debates and social reforms but even to the political protests.

In Argentina? I have seen the most breath-taking landscapes, I have perceived both the beauty and the real essence of those places: Las cataratas de Iguazú, La quebrada di Salta, just to mention a couple.

I felt so little, tears were almost ploughing my cheeks.I will never forget those moments, this incredible experience.

For a woman like her, with more than one passport in her pocket, it should be extremely easy to tell her nationality…do not be surprised if she has immediately answered to be Sicilian and, just then, Italian.

She gets excited and- I am too- when I ask her about her relationship with our island.

Recounting of Sicily, now so far away from the island that has dominated the Mediterranean and thus the ancient world, is very hard for us:

it fills the eyes with quintessential melancholy, but it also warms up your heart with sweet memories.

Oh, the perfumes… yesterday I was walking for Buenos Aires and I smelled the characteristic scent of jasmine… I closed my eyes and I started recalling all the summers I have spent in Sicily, in Agrigento, running through the fields, at my grandparents’ house, picking up fruits from the trees;

for me, Sicily means warmth, perfumes, sand, and again, the burning sun running under your skin.

I finish off by thanking Federica for the honesty of her answers and for her attitude toward my often indiscreet questions and curiosities.

I am cradled by the beautiful portrait Federica has drawn of my Ithaca.

Cosimo Galletti

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