"Parigi viaggiava più veloce della mia mente e della mia fantasia" (ITA-ENG)



Nome: Alberto

Età: 24

Città natale: Ferrara

Sede ospitante: Trento

Erasmus: Parigi (Francia); Montréal (Canada)

Ho sempre vissuto in un paesino isolato nella campagna ferrarese.

I servizi erano scarsi, i mezzi che mi collegavano alla città, rari. Per cinque anni, nel corso del Liceo, mi sono svegliato ogni mattina alle sei per rincorrere l’autobus, che spesso perdevo, rimanendo sconsolato nell’attesa di quello successivo.

Sono sempre stato un ragazzo molto creativo, ed ho sempre sofferto l’essere vincolato dalla routine quotidiana e dalle gerontocrazie di paese. Mi piace l’atmosfera tradizionale che si respira nelle piazze e nei bar di campagna, ma solo come osservatore esterno o come insider occasionale.

Sentivo il bisogno di vivere in un contesto giovane dove coltivare le mie idee, lontano dalle influenze della mia famiglia. Volevo aprirmi al mondo ed esplorare i miei orizzonti immergendomi in quelli degli “altri”.

Inizialmente, appena trasferitomi, tutto è stato non solo all’altezza delle aspettative: ben oltre. I primi mesi da fuori sede sono epifanici, si comincia ad imparare cosa significhi essere da soli nel mondo.

Ho scelto l’Università di Trento per studiare Giurisprudenza in virtù della grande offerta di corsi complementari e del focus sul diritto internazionale. Ci vedevo e ci vedo ancora un grande potenziale, che poi si è realizzato nelle possibilità offertemi nel corso degli anni.

Rispetto al luogo da cui venivo, un paese di tremila anime, Trento mi sembrava una metropoli sia in termini di servizi che di vita notturna. Nel tempo ho capito che invece non è così. É una città in divenire sotto entrambi i punti di vista.

Mi sono sempre sentito un po’ un estraneo rispetto alla città. Ho sempre vissuto nella “bolla” degli studenti universitari, in una casa di studenti universitari. Se devo essere sincero, non ho mai fatto grandi sforzi di integrazione, anche se sono attivo in un’associazione studentesca con un impatto sul territorio ed ho fatto altre esperienze.

Le barriere sono molte. Una su tutte? La temporaneità della mia permanenza. Peraltro, in generale, non ritengo l’integrazione una necessità. Credo si possa vivere rispettosamente in due bolle diverse.

L’Erasmus era sempre stato un progetto che osservavo con curiosità.

L’allontanamento dalla famiglia è giustificato da un desiderio di affrancarsi da qualcuno di ben specifico, da un legame di dipendenza; ciò che giustifica l’allontanamento dalla propria nazione è invece qualcosa di più astratto e più labile: è il desiderio di prendere coscienza di se stessi in relazione al mondo.

Trento non mi offriva questa possibilità. L’avventura doveva ripartire.

Ho scelto Parigi perché affascinato dalla cultura francese e desideroso di provare la vita in una grande città.

E’ stata un’altra esperienza incredibile ovviamente, con nuove epifanie, proprio come a Trento all’inizio.

Ma a Parigi, per la prima volta, ho percepito che la città viaggiava più veloce della mia mente e della mia fantasia, mentre a Trento ero spesso costretto ad immaginare ciò che avrei voluto avere.

A Parigi più che mai mi sono sentito libero di realizzare me stesso. Eppure, nessun beneficio arriva gratis, c’è sempre una contropartita. Il costo della vita è una delle tante.

La città è sovrappopolata, frenetica. É come un’onda da cavalcare: se sai stare a galla ti aiuta, se invece cominci ad annaspare, finisce che sparisci sotto l’acqua.


Poi c’è la parentesi che sto vivendo oggi: il Canada. Qui sono venuto più per curiosità accademica che per curiosità culturale. In questo devo dire che ringrazierò sempre l’Università di Trento per l’occasione che mi ha offerto.

Attraversare l’Oceano non è la stessa cosa che superare le Alpi in aereo. Quei 500 euro di biglietto che ti impediscono di prendere l’aereo per ritornare a vedere la tua famiglia, la tua ragazza, i tuoi amici, sono psicologicamente più pesanti.

Il Nord America, specialmente la regione del Québec, culturalmente ha molti tratti in comune con l’Italia o la Francia.

L’Università però è diversa, i ritmi sono più serrati, i giovani più incentivati a formarsi e ad esprimere la loro opinione.

Viene data molta meno importanza alla gerarchia accademica. Qui ho la sensazione che se hai un’ambizione puoi trovare facilmente qualcuno che investe su di te per realizzarla. In Europa ci sono resistenze all’innovazione.

In questi anni il mio rapporto con Ferrara è cambiato notevolmente. Ogni volta che torno, trovo una nuova città. E non perché sia cambiata la città, ma perché è cambiato il mio sguardo su di essa. Sono cambiati gli schemi attraverso cui la interpreto.

Oggi provo nostalgia nei confronti del tempo in cui per me era tutto così semplice e Ferrara era il centro del mio mondo.

Mi mancano la mia famiglia ed i miei amici che ancora si trovano lì.

E poi sono nostalgico verso la città in sé, con la sua atmosfera silenziosa, i suoi colori e le sue ricchezze.

Non so se tornerò a vivere a Ferrara nel breve termine, o in ogni caso dopo la mia Laurea a Trento. Per il momento è una delle possibilità. Tutto dipenderà dal lavoro.

A un diciottenne di oggi direi che la cosa più importante è la curiosità verso se stessi, prima di tutto.

Gli consiglierei di cercare di capire che tipo di persona è. E poi, se capisce che ciò che vuole diventare non rispecchia ciò che è, deve trovare il coraggio di scegliere ed inseguire i suoi progetti di vita altrove.

Con questo non dico che partire in giro per il mondo sia la strada maestra per tutti, certamente qualcuno può essere più propenso a restare nella realtà di origine. Ma in questo secondo caso, se scegli di restare devi poterlo fare consapevolmente, e non solo per conformismo.

Name: Alberto

Age: 24

Hometown: Ferrara

Hosting city: Trento

Erasmus: Paris; Montréal

I lived most of my life in a very small town in the countryside of Ferrara.

The transport services were poor and reaching the city was rather complicated. For five entire years, I used to take the bus to the high school at 6 in the morning, but most of the times I was late and I had to wait for the next one.

I have always been a creative person and I have always suffered for feeling too much constrained by the “hometown life” of Ferrara which I felt far from the way I am. However, although I like the typical atmosphere you can perceive in the squares or in the bars of the town, they are still distant to me.

At a certain point of my life, I felt the need to change the context in which I was living. I started looking for a younger environment where I could finally express myself, far from my family’s influence. I wanted to open my mind to the world, explore new horizons: I wanted to get out from my “comfort-zone”.

The first months I moved to another city were beyond my own expectations and I started learning the real meaning of living alone in a new complete environment.

I chose the University of Trento to study Law since it was recommended for the wide range of complementary courses with a focus on International Law. Since I decided to attend Law School in Trento because I believed in the potential of the University and in the excellence of its courses.

Compared to the place I grew up, Trento appeared to me as a metropolis, both for the transport services and the nightlife. However, by the time, I understood that Trento still needs improvements on many sides.

I always felt as a stranger in Trento, probably because I used to live the typical routine of an offsite student and I lived with other people like me. This was also my fault because I never tried to participate actively in the life of Trento.

The reasons may be various, the first of which could be the time of my permanence in the city. Moreover, I do not consider integration as something necessary.

I have always believed the Erasmus program was something very interesting.

I consider the choice to leave my hometown and my family as something I needed to acquire my own independence, while I believe that the desire to go abroad and visit new countries shows the need to understand who you are in relation to the world.

Trento could not help me to satisfy this need.

I needed to move again, I needed to start a new adventure.

I chose Paris since I was fascinated by the French culture and eager to taste a new life in a larger city.

Living in Paris has been something incredible, as it was Trento in the first period.

But for the first time, Paris was a city going faster than me and my mind.

In Paris, I felt freer to express myself. Nonetheless, everything comes at a cost. For instance, the costs I need to face in such an expensive city.

Moreover, the city is overcrowded, chaotic. It is like a wave to ride: you can be either able to float or you can feel confused and be dominated by the water.

Then it comes my nowadays experience: Canada. Here I arrived more thanks to my personal academic curiosity than for cultural reasons. I will always thank the University of Trento for offering me such opportunity.

Passing through the ocean is not the same as crossing the Alps by plane. Unfortunately, you need to pay 500€ to come back to Italy and visit your family, your girlfriend, your friends.

The North America, especially Quebec's area, is to some extent similar to Italy or France.

The university and its rhythms, instead, are rather different. Young students seem more motivated to express their own opinions.

Canadian universities give a strong importance to the academic hierarchy. I have the feeling that if you have an ambition here, you can easily find someone who will invest on its realisation. This is an aspect I find distant from the European mentality.

Throughout the years, my relationship with Ferrara considerably changed. Every time I come back, I find another city because my city did not change but I changed the way I am looking at her. I changed my perspective and my opinion on her.

Today I feel nostalgic about the old times when everything appeared easier to me and Ferrara was the centre of my world.

I miss my family and my friends.

Furthermore, I feel nostalgic about the city itself, with its quite atmosphere, its colours and its beauty.

I do not know if I will be back to Ferrara in the short term or after obtaining my degree in Trento. For the moment, it is still a possibility which will depend on the working opportunities.

To an eighteen years old boy I would say what really matters is having the curiosity to find yourself.

I would suggest him to find his own identity and always have the strength to choose another path if at first, he finds out that who wants to become is not who he is.

I am not saying that travelling and living abroad is the suitable path for everyone since many people would be more willing to stay in their hometown. Nonetheless, if you choose to stay you need to do so with consciousness and not only to follow conformism.

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