"La cultura inglese non mi appartiene. In Italia sono abituata a fare determinate cose a cui no



Nome: Irene

Età: 23

Città natale: Silvi

Sede ospitante: Cambridge, UK

Emigrare in Inghilterra mi ha fatto capire quanto sia legata alla mia terra.

Una terra che mi porto nel cuore, che vive dentro di me. Silvi è il luogo in cui sono nata, un piccolo paesino dell’Abruzzo con il quale ho un legame fortissimo.

Un legame che dal giorno in cui sono partita ha iniziato a rinforzarsi. Quando torno ho l’impressione di non essere mai andata via: tutti i miei amici sono lì, pronti ad aspettarmi per riunirsi tutti insieme e fare di nuovo casino.

Anni fa non mi rendevo conto di essere così legata al mio paese. Da quando sono partita, confrontandomi con altre realtà, ho preso coscienza del mio grande attaccamento al paese e specialmente alla sua quotidianità.

È lì infatti che inizia a mancarti la tua città, nel maledetto quotidiano; quel quotidiano a cui sei tanto attaccata, ma che per ragioni ovvie sei costretta ad adattare.

L‘Abruzzo è sicuramente una terra che ha bisogno di essere rivalutata. Avere mare e montagna a distanza di un’ora penso sia il massimo e vedere i turisti apprezzarne la bellezza mi riempie di gioia.

Fare acquistare valore alla mia terra è una delle cose che mi rende più soddisfatta e, quando ne ho la possibilità, cerco sempre di prendere parte ad iniziative culturali e a riti tradizionali abruzzesi.

Col tempo, certe amicizie sono svanite, ma i legami più forti sono rimasti. Quando vai fuori capisci davvero chi è vicino a te e a chi sei connessa e, per cause naturali, alcune connessioni sono destinate a smettere di essere tali.

Tornare in Italia? Forse. L’idea di fare un Master in Italia mi è saltata in mente più volte. Tuttavia, dopo aver frequentato una triennale con un metodo didattico prettamente anglosassone, tornare al sistema italiano mi recherebbe non poche difficoltà.

Ritengo che il metodo inglese sia molto efficiente e grazie ad esso ho imparato a studiare con molta più voglia e serenità.


La mia Università è multiculturale e questo non mi fa sentire un’estranea. Il multiculturalismo universitario mi ha infatti dato modo di realizzare come al mondo popoli e razze possano essere tanto simili gli uni con gli altri.

Ho conosciuto moltissimi studenti come me che hanno deciso di lasciare il loro Paese non necessariamente perché pressati da ragioni economiche, bensì per pura voglia di entrare in contatto con realtà diverse. Un sentimento di estraneità l’ho invece percepito da parte della gente del posto.

L’Inghilterra me l’aspettavo diversa, forse un po’ più “aperta” sotto certi aspetti: non penso, infatti, che questa cultura mi appartenga. In questo, chiaramente, le abitudini hanno influito molto.

In Italia sono abituata a fare determinate cose che amo fare e a cui non sono disposta a rinunciare.

Può darsi che questo mi abbia parzialmente limitato, non facendomi vivere l’esperienza al meglio. Ma di questo non do la colpa ad altri, forse sono io a non essere riuscita a mettere da parte le vecchie abitudini e ad adattarmi.

E' un'esperienza che sicuramente consiglio e che personalmente rifarei. Mi ha fatto innamorare ancora di più della mia terra, mi ha fatto conoscere culture diverse e nuovi metodi di studio e infine ho imparato a rispettare di più gli altri.

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