"Non sarei la persona che sono adesso se non fossi partita"



Nome: Carlotta

Età: 23

Città natale: Bologna

Sede ospitante: Ferrara

Erasmus: Montpellier (Francia)

Ho sempre saputo che avrei fatto Architettura. Così, una volta finito il liceo, ho scelto Ferrara.

Un po’ per pigrizia, forse : quando hai 19 anni non ti rendi veramente conto di quello che ti aspetta all’Università.

Io avevo voglia di andarmene da casa devo dire, anche se poi il primo anno ho fatto un po’ fatica a staccarmene. Ho fatto spesso la pendolare, per lunghi periodi rimanevo a Bologna perché mi mancava molto.

Bologna è una città bellissima in cui crescere, in quanto dimensione perfetta per un adolescente, però è una città molto “mamma”, e quindi come tutte le mamme quando cresci comincia a diventare un po’ opprimente: iniziavo a sentirmi soffocare.

Per crescere è necessario il trauma, il distaccamento, e quindi tutti i cambiamenti che ho fatto nella mia vita, tutti gli spostamenti, li ho fatti perché volevo mettermi alla prova, avevo bisogno di interfacciarmi con altre realtà.

Ferrara è un po’ come una bolla, ed all’interno di una bolla hai il centro ovunque, mettiamola così.

Per quanto mi riguarda, mi sento molto distaccata dalla vita « vera » di questa città, perché non è una città universitaria, è una città con un’Università. Gli studenti sono un corpo estraneo per i residenti. Io non partecipo veramente alla vita di Ferrara, ho la mia vita all’interno di essa, il che secondo me è diverso.

E’ bello studiare qui perché ho tutti gli amici vicino ed è facile farsi una seconda famiglia, che era un po’ quello di cui avevo bisogno. Ferrara, in questo, è della dimensione perfetta: puoi andare ovunque, spostarti in 5 minuti, ed essere sempre in centro.

E’ bello, però è al contempo una realtà edulcorata: non ti trovi mai a scontrarti veramente con i problemi della vita secondo me; vivere qui è facile. Ferrara è giusta per questa età della vita, probabilmente non sceglierei mai di vivere qui da adulta.

Da Bologna porterei un po’ di iniziativa da parte dei giovani. Secondo me quando un ragazzo comincia il suo percorso universitario a Bologna, se ne innamora! Non ho mai sentito una sola persona che me ne abbia parlato male, e quindi capisco bene come mai molti siano portati a rimanere lì.

Ci sono giovani, trentenni, quarantenni che vengono da tutta Italia e che se ne innamorano: aprono locali, propongono iniziative, mettono radici. Qui a Ferrara, invece, gli studenti studiano e poi se ne vanno.

Nessuno rimane per rendere più bella una città che è già bellissima, che ha già tanto. È una realtà che alla lunga ti sta stretta, adesso tutti ce ne vogliamo andare. Anche se poi ci mancherà, perché è una città a cui col tempo impari a voler bene.

È tutto molto curato, tutto funziona, è facile da vivere.

Sono partita per l’Erasmus perché volevo mettermi ancora una volta alla prova, ed è un’esperienza che rifarei. E’ stato bellissimo: non sarei assolutamente la persona che sono adesso se non fossi partita.

In Francia ho avuto la fortuna di incontrare persone meravigliose. Alcuni li considero miei fratelli, solo che parlano un’altra lingua.


Le prime settimane sono state traumatiche, mi mancava casa, nel momento in cui sono partita. Ero innamoratissima e quindi non volevo partire. Quando sono entrata nella camera del mio studentato, ho realizzato, per la prima volta nella mia vita, di essere da sola, ma questa consapevolezza non mi faceva affatto paura.

Avevo un’immagine sbagliata dei francesi, pensavo che non avrei stretto amicizia con nessuno ed invece nel Sud della Francia le persone sono a dir poco straordinarie, tutti quanti avevano voglia di essere gentili con me, sia i ragazzi che le ragazze.

I francesi ovviamente non conoscono l’inglese, ed io all’inizio conoscevo un po’ di francese ma non ero in grado di reggere una conversazione. All’inizio è stato un po’ difficile: ricordo che la prima settimana siamo andati in Svizzera per un viaggio-studio e la sera, quando mi sono messa a letto, sentivo la testa friggere: quando parli in un’altra lingua, devi stare concentrato tutto il tempo. Adesso, fortunatamente, mi viene più naturale.

Tutte le volte che ho deciso di spostarmi l’ho fatto con incoscienza, non ho mai riflettuto troppo : credo che altrimenti mi sarei messa i bastoni tra le ruote da sola. Quindi, ad un ragazzo che decide di andare a studiare fuori, direi di spiccare il volo, di buttarsi!

Andare via, andarsene da casa, cambiare! Sono decisioni che vanno prese di pancia e non di testa, perché alla fine di motivi per stare a casa ne puoi sempre trovare, ed invece bisogna andare.

Viviamo in una società su scala globale, abbiamo infinite possibilità. Con l’aspettativa di vita di oggi potenzialmente potrei vivere quattro vite diverse, perché privarmi di questa opportunità? È lo stesso motivo per il quale adesso ho deciso di fare la tesi all’estero, mi si è presentata l’opportunità e mi son detta: “perchè no?”.

È bello andarsene, è bello crescere, che noia rimanere sempre nello stesso posto!

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