"A Messina vivo bene, ma il mio sogno è tornare in Puglia"



Nome: Antonio

Età: 24

Città natale: Maglie (LE)

Sede ospitante: Messina

Messina è stata una scelta obbligata e casuale. Ho sostenuto il test d’ingresso per la Facoltà di Medicina a Siena, dove ho studiato Scienze Farmaceutiche per due anni, e sono capitato qui.

Mi trovo bene. Ho ormai un gruppo di amici e spesso frequento la biblioteca presso la sede centrale dell’Università. Faccio parte di una squadra locale di pallanuoto e mi alleno alla cittadella universitaria: una struttura meravigliosa. Tanto di cappello: non è facile trovare un polo sportivo di quel livello.

Vivo in Sicilia ormai da tre anni, abito in un monolocale nella zona industriale. L’appartamento affaccia sulla zona falcata: vedere quel lungomare ricoperto di industrie in disuso e inceneritori abbandonati mette un po’ di tristezza.

Per me quello dovrebbe essere il litorale della città: mare disponibile anche per chi vive in centro. Per un fuorisede come me, che vive qui, non è semplice raggiungere questo splendido mare.

Per quanto riguarda la vita universitaria la situazione, di certo, non è ottimale: aule fatiscenti, lezioni posticipate senza preavviso, totale assenza di comunicazioni. Molto è da migliorare.

I trasporti pubblici urbani non sono il massimo. Ci sono non poche difficoltà per muoversi. Fortunatamente per arrivare in ospedale prendo il tram, che funziona abbastanza bene e serve una grande zona della città.

Con i miei concittadini mantengo sempre i contatti. Quando ritorno a Maglie, è sempre Casa. Mi sento bene. C’è la famiglia, ci sono gli amici di una vita. Ho un legame particolare con quella città. Ogni volta che arrivo a Messina, d’altro canto, ho grande nostalgia di casa, mi manca ogni volta che vado via.


Quando parto da qui, per raggiungere Lecce, capisco il perché: gli affetti, le comodità, i ricordi, i luoghi in cui ho vissuto, i posti che ho frequentato per anni... è casa mia.

È bello conservare tutte queste cose. Lecce è un punto di arrivo per il futuro. Finita la scuola di specializzazione, il mio sogno è quello di tornare in Puglia. Non proprio a Maglie, ma a Lecce sì. La mia terra negli ultimi dieci anni è migliorata tantissimo. C’è tanta attenzione per i giovani. Ha fatto più di un passo avanti rispetto a Messina, in termini di amministrazione. É una regione che cresce. Ha un grande potenziale inespresso e si potrebbe fare di più, anche lì.

Torno in Puglia nelle festività e anche d’estate. La nota dolente è il viaggio. Sembra incredibile ciò che si deve fare per tornare a casa. Treni e aerei non convengono quasi mai. Impiego quasi 8 ore per spostarmi da Lecce a Messina: c’è un’Italia a due velocità. I viaggi sono troppo costosi, un disastro. Meglio il pullman quasi. A volte uso Bla bla car.

Nella valigia per la Puglia metterei il modo di fare dei siciliani: la “sicilianità”: un modo amichevole fraterno di vivere ogni giorno, sentirsi sempre inserito in ogni contesto, dappertutto.

A Messina non ho subito quell’ ”ostracismo” che ho trovato a Siena. Qui ho stretto tante amicizie, mi sono integrato nel contesto messinese. Mi trovo bene. Questo, infatti, è stato il motivo per cui non mi sono trasferito quando ho avuto la possibilità di farlo.

Ho preferito restare proprio perché mi trovo bene. È stata anche una scelta d’amore: sono fidanzato ormai da più di due anni con una ragazza messinese.

Un consiglio ai “neo-fuorisede”? Direi loro di procurarsi un mezzo di trasporto, così è più facile essere indipendenti. Consiglierei anche di non prendere casa da soli. La mia non è stata un’ottima scelta. Non favorisce l‘integrazione: meglio vivere con altri studenti.

La mia esperienza da fuorisede, sia a Messina sia a Siena, mi ha insegnato che Nord e Sud sono due mondi opposti: se al Nord hai un problema lo risolvi; qui se cerchi di risolverne uno ne avrai due. È tutto diverso rispetto a Siena: Messina non è una città a misura di studente; ancora non è organizzata per i fuori sede. Ci vorrebbe qualche iniziativa per agevolare chi viene da fuori. Non ci vuole tanto per raggiungere la “normalità”.

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