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Aeroporto del Mela: opportunità o fantasie?

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26 Gennaio 2017, Luciano Giannone

Il 2017, oltre al gelo e al ghiaccio, ha portato a Messina uno scottante argomento, che però a stento possiamo definire "novità".

 

Infatti, dopo decadi di fantasticherie verghiane sulla possibilità di costruire un aeroporto messinese, il magnate indiano Mahesh Panchavaktra, (presidente di una holding di Nuova Delhi specializzata in energie rinnovabili) ha recuperato il progetto dal limbo delle utopie stanziando circa 300 milioni di euro per il complesso, puntando tutto sulla posizione strategica della Sicilia nel Mediterraneo e promettendo di investire nell'industria alimentare locale e nel rilancio del porto di Milazzo per un totale di circa 1 miliardo di dollari di investimenti.

 

Il nuovo scalo, a uso civile e cargo, avrà una pista lunga 2400 metri e una superficie di ottocentomila mq e dovrebbe sorgere sulla costa in località Giammoro, presso una zona industriale attualmente adibita alla floricoltura, variando così la posizione rispetto agli ultimi progetti che individuavano l'area interessata nella zona tra Milazzo e Barcellona.

 

Gli studi effettuati di recente dall'ingegner Francesco Karrer, docente di urbanistica dell'Università La Sapienza, prevedono un basso impatto ambientale e livelli molto ridotti anche in termini di inquinamento acustico. Inoltre le stime prevedono un afflusso annuo di 700 mila passeggeri e l'occupazione di 1400 persone che potrebbero diventare oltre 10000 considerando l'indotto e gli investimenti promessi da Panchavaktra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo nuovo investimento è visto come una nuova speranza in mezzo al caos di una regione che, non avendo ancora scelto se essere a trazione viaria, ferroviaria o aerea, spende una marea di soldi per numerosi appalti impedendo tuttavia una soddisfacente comunicazione tra le varie città, sia costiere che dell'entroterra: parlano da sé le 4 ore e 50 minuti di treno da Siracusa ad Agrigento e i viadotti che crollano.

 

Non migliore è la situazione voli: ricordiamo tutti la notizia secondo cui da Milano si spende di meno ad andare a Tokyo piuttosto che a Catania. Ma chi ci garantisce che con l'apertura di un nuovo scalo aeroportuale i prezzi saranno contenuti?

 

Sappiamo che in questo campo la concorrenza non è garantita, sarebbe tale se lo scalo fosse "affittato" da compagnie aeree low cost come Ryanair e EasyJet. La scelta di un aeroporto per queste compagnie è condizionata dalla congestione delle strutture, dai costi di gestione e dal tempo di permanenza, cosa che rendono meno appetibili i grandi scali con maggiore flusso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perciò cosa rende appetibile un aeroporto?

 

Solitamente le compagnie low cost individuano uno scalo non molto utilizzato presso un grande centro (ad esempio l'aeroporto di Orio al Serio non distante da Milano) diventandone il maggiore fruitore affittando diversi spazi del complesso.

 

L'aeroporto di Messina, inoltre, a detta di Panchavaktra, essendo un complesso totalmente privato, non entrerà in competizione con gli altri aeroporti della zona ma "aprirà le porte all'Oriente con nuove linee", occasione ghiotta perché "consentirà a milioni di turisti di avvicinarsi in Sicilia, regione al momento non sempre logisticamente comoda da raggiungere."

 

È naturale pensare che la tredicesima città d'Italia debba avere un aeroporto, però durante questi decenni di attese e ragionamenti, in Sicilia, oltre ai più gettonati aeroporti di Fontanarossa e Punta Raisi, sono stati costruiti gli aeroporti di Trapani Birgi, Comiso, i minori approdi di Pantelleria e Lampedusa e i tentativi falliti di Agrigento e di Enna (col suo aeroporto cinese fantasma), senza dimenticare inoltre il dirimpettaio aeroporto di Reggio Calabria.

 

Oltre al mero fattore di "competizione" tra le 6 (+1) strutture dell'isola (la moderna Lombardia ne ha solo cinque di cui tre a Milano) si aggiunge la crisi delle strutture esistenti: lo stesso aeroporto di Reggio Calabria è prossimo alla chiusura per carenza di fruitori, e in generale la situazione italiana non è idilliaca a fronte dell'impatto economico della rete aeroportuale sul PIL del 3,6% contro il 4,1% della media UE, non ottimo per un paese che vuole campare di turismo.

Infatti all'entusiasmo di Rosario Crocetta che auspica "un hub intermodale di trasporti, passeggeri e merci, che possano contribuire fortemente allo sviluppo dell’intera area metropolitana di Messina e della Sicilia" si contrappone lo scetticismo del presidente (siciliano) dell'ENAC Vito Riggio il quale ricorda l'esistenza di un decreto che impedisce la costruzione di nuovi aeroporti in Sicilia, salvo con il consenso del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; a Riggio il governatore controbatte "Se a Roma lo bloccheranno, lo interpreterò come un atto di inimicizia e ostilità verso la Sicilia”, frase che dimostra il forte interesse sul progetto ma è anche sintomo della solita parvenza di una Sicilia incline più all'assistenzialismo che al protagonismo.

 

Eppure è impossibile non pensare a una grande occasione sentendo le floride previsioni di Mahesh Panchavaktra, che, oltre a ribadire il (non troppo rassicurante) "modello Dubai" insiste che l'aeroporto "Sarà il primo porto logistico in Italia che userà energie rinnovabili, faremo degli stabilimenti in varie parti della Sicilia per la produzione di pannelli solari e luci led nelle strade.

 

L'energia che produciamo la consumeremo per le nostre attività; ciò che sarà in esubero sarà data gratis ai cittadini".

 

Ma già la parola "energia rinnovabile", da siciliano, mi fa storcere il naso: seppur riconosca che l'isola potrebbe essere la mecca dell'energia solare, ho il terrore pensando ai paesaggi violentati dalla mafia delle pale eoliche: tutto quello che viene proposto di buono per la Sicilia deve essere trattato coi guanti.

 

Condizione che può essere dettata dalla paura del cambiamento ma anche dalla consapevolezza che la nostra terra non può permettersi altri errori: troppe le false attese, troppi li scandali che penalizzano in primis i siciliani stessi.

 

La stessa area del Mela, importantissima nel passato e nel presente in quanto l'unica area pianeggiante del territorio messinese, è fra quelle a più alta incidenza tumorale d'Europa per via dell'inquinamento e questo nuovo progetto potrebbe diventare una cattedrale nel deserto con un impatto ambientale fortissimo.

 

Insomma il rischio maggiore è che i diversi milioni di euro promessi dall'imprenditore indiano siano fumo negli occhi per l'intellighenzia sicula che non potrebbe considerare appieno l'effettiva utilità e fattibilità del progetto, affidandosi ancora una volta all'immortale “mito del redentore straniero”, che negli ultimi anni in Sicilia ha prodotto solo buchi nell'acqua e illusioni, vedi gli infruttuosi tentativi di recupero dello stabilimento di Termini Imerese.

 

Altra contraddizione in merito alla vicenda è la scarsa attenzione da parte della politica messinese stessa. Ai recenti incontri tra Crocetta e l'imprenditore indiano hanno partecipato soltanto i sindaci di Milazzo, Pace del Mela e Barcellona, e lo stesso Renato Accorinti non ha preso una posizione in merito nonostante le spinte favorevoli dei consiglieri Cucinotta, Crisafi, Faranda e Zuccarello, i quali sostengono che “in un tempo di crisi profonda in cui il numero dei giovani inoccupati che fuggono alla ricerca di un futuro dignitoso aumenta, non possiamo non credere e sostenere un progetto di tale portata."

 

Ancora una volta è evidente la frattura del territorio messinese tra chi sta a est e chi sta ad ovest dei monti peloritani, barriera naturale storicamente ostile al dialogo tra Messina e il suo circondario; si pensi solo al fatto che Messina fu la prima città della Sicilia ad essere conquistata dagli Arabi nel 842 e Rometta, distante in linea d'aria 8 km, ma dal versante opposto, fu l'ultima nel 965.

 

Un progetto bello e audace insomma ma non abbastanza "messinese", e seppur a 30 minuti di autostrada, sono pronto a dire che molti cittadini della città della falce opterebbero per l'aeroporto di Catania in merito a una minore distanza più psicologica che fisica.

 

D'altronde, le alternative non sono molte. Messina sorge dalle acque insieme ai suoi monti, e da studente di architettura impegnato in brutali fantasie urbanistiche non posso fare a meno di pensare alle zone depresse della litoranea sud attigue alla città, a modello dell'aeroporto costiero Cristoforo Colombo di Genova; ma in una città la cui pigrizia propositiva e la mancanza di finanziamenti impedisce di rivalutare persino le aree di pregio come la Real Cittadella e il complesso di San Salvatore, non è fantasia immaginare un progetto così grande a diretto contatto con la città?

 

Chi ci rimette?

 

Il messinese, che non può far altro che volgere lo sguardo al cielo vedendo passare gli aerei diretti al (poco affollato) aeroporto di Reggio e prepararsi alle 13 ore di treno per Torino. Oppure, spendere 600€ per il volo Milano-Catania.

Luciano Giannone