FuoridiME - Associazione di Promozione Sociale, C.F. 97119290837 - Viale Principe Umberto 123 bis - Messina (ME), 98122 

Cellulare: +39 3452430862 - Mail: contatti.fuoridime@gmail.com - offsite.fuoridime@gmail.com

Riflessioni di un nostalgico

6 Gennaio 2017, Francesco Leva
Social
  • Facebook - Black Circle
  • Twitter - Black Circle

Da ormai parecchi anni si assiste regolarmente ad un fenomeno migratorio che spinge molti giovani e non, a cercare fortuna o meglio una prospettiva migliore all'estero, tanto in ambito accademico quanto professionale.

 

Per noi meridionali generalmente questo fenomeno comincia con una prima tappa al Nord che può essere un trampolino verso l'estero, un luogo di formazione in vista di un ritorno o direttamente la meta.

 

Il motivo di questo esodo è facile da intuire: l'intrinseca incapacità e superficialità del Bel Paese che con le sue infinite ricchezze e potenzialità ha permesso il dilagare di corruzione e malaffare ad ogni livello istituzionale, le cui ripercussioni pesano direttamente sui cittadini.

 

Corruzione, malasanità, carenza nei basilari servizi sociali, abbandono delle periferie sono solo alcuni dei problemi con i quali i cittadini italiani si devono confrontare (o almeno dovrebbero).

 

Nelle regioni del Sud a questi problemi se ne aggiungono altri, ancora più strutturali, come l'inefficienza del sistema scolastico e universitario, un sistema sanitario obsoleto e incapace per scarsità di risorse, di essere efficiente ed aggiornato e, in casi estremi, un livello di corruzione con le mafie talmente alto che si ha difficoltà a vedere la linea di demarcazione tra le istituzioni e le cupole mafiose (sempre che tale linea esista).

 

Beh, prendendo coscienza di questa situazione e della sua traduzione nella vita quotidiana, appare chiaro come molte persone sentano il bisogno di andare oltre. L'esperienza di andare a vivere da soli è comunque incredibilmente formativa. E’ un modo per imparare a conoscere se stessi, per imparare a cavarsela da soli e a sviluppare il senso del dovere.

 

Lasciando casa propria per andare lontano si comincia, spesso inconsapevolmente, un percorso di apprendimento che non riguarda la conoscenza meramente accademica, quanto quella più profonda che porta ogni individuo a cambiare nel carattere e nel pensiero. La mia esperienza parte da Bologna, in cui vivo ormai da due anni.

 

Bologna ha molti pregi ma ciò che più mi ha colpito è stato il senso civico di questa città.

 

Qui i cittadini considerano la propria città come il bene più caro che possiedono in comune, e in quanto tale vivono rispettandola e difendendola.

 

Non è inusuale che i passanti richiamino un padrone negligente che non ha raccolto i bisogni del suo animale.

 

Non è inusuale vedere quale serietà e attenzione i cittadini dedichino al tema della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti e come, indipendentemente dal contesto sociale di provenienza e dal titolo di studio posseduto, tutti siano sempre interessati e attenti alla cosa pubblica perché consapevoli che ogni scelta o decisione si ripercuoterà direttamente su tutti loro, insieme come comunità.

 

Ma questa attenzione alla cosa pubblica non è frutto di un gene particolare presente nel DNA dei bolognesi, “nessuno nasce con la scienza infusa” dicevano i nonni, il motivo di questo spiccato senso civico nasce da un riuscito impegno delle istituzioni universitarie e statali e di autonome associazioni studentesche e civiche che attraverso continue iniziative come conferenze, incontri con esperti e manifestazioni a cadenza quasi settimanale, permettono gratuitamente a chiunque sia interessato di potersi documentare e di prendere coscienza rispetto a temi di attualità, nazionali e non ( dal fenomeno migratorio in Europa al pantano mediorientale, dalla riforma costituzionale al terrorismo, ecc).

 

Il virtuosismo di tali iniziative, oltre che nel voler coinvolgere quante più persone possibile risiede soprattutto nella volontà di rispettare il più possibile il pluralismo delle idee, pertanto per ogni tema specifico vengono trattate tutte le posizioni in merito così che, dal confronto di visioni opposte il singolo possa trarre le sue conclusioni e farsi una propria idea con più coscienza.

 

Un'altra cosa che mi ha colpito è stato il modo vivere la città.

 

Le piazze sono il cuore pulsante della città, punto di ritrovo per i giovani, luoghi di arte e spettacolo, di dibattito e confronto. I parchi sono invece i polmoni della città, questi brulicano di persone di ogni tipo e di tutte le età che trascorrono il tempo nei modi più disparati e vivono insieme sempre nel rispetto di chi gli è attorno.

 

Qui fiere, concerti, mostre e giochi organizzati per i più piccoli accompagnano la vita di tutti i cittadini durante l'anno. In definitiva la grande virtù di Bologna è quella di riuscire a farsi percepire da tutti come “casa”.

 

E nessuno vuole danneggiare casa propria. Il sentimento che accomuna tutti i siciliani sparsi nel mondo è la nostalgia per la propria terra, che si accompagna, spesso, all'amara consapevolezza che la nostra Sicilia non ha niente da invidiare a nessuno.

 

La Sicilia è una commistione perfetta di storia, cultura, genio e bellezza naturale e architettonica. La nostra città in primis possiede delle caratteristiche geografiche uniche al mondo che stregano quei coraggiosi turisti che sfidano le carenze dei trasporti per l'isola. Ma seppur bella e magica, bisogna riconoscere che Messina presenta delle problematiche che la fanno scadere in qualità della vita e sviluppo.

 

Addossare la colpa a questa o quella amministrazione comunale è diventato un “luogo comune”, invece il primo passo per una riqualificazione del territorio deve essere fatto da chi il territorio lo vive.

 

Deve essere un atto di rivincita del popolo messinese che, stanco di avere le strade sporche e intasate dai rifiuti, stanco della sosta selvaggia che riduce le corsie stradali e blocca la circolazione, stanco di avere le proprie spiagge sporche e stanco della piattezza culturale della propria città decide di alzarsi e remare contro questo andazzo.

 

E’ necessario che ogni cittadino desideri profondamente e intimamente cambiare tutto questo e che lavori nel suo piccolo per cambiare lo status quo che strangola Messina e spinge molti ad emigrare.

 

I segnali positivi comunque ci sono, un plauso va fatto alle associazioni studentesche sul territorio e a quelle che raccolgono i messinesi residenti fuori che, con il loro impegno, sono state promotrici di attività ed eventi che danno la possibilità ai messinesi di vivere ancora di più e in maniera diversa la propria città.

 

Ma non basta partecipare a questa festa o a quell'evento per poi ricominciare con la propria routine, occorre che ognuno ritenga davvero importante impegnarsi in questo percorso e che coinvolga gli altri, perché possa nascere un vero movimento di pensiero che consideri lo spazio pubblico come il bene più importante che la città possiede, e che lo protegga da chi ancora non lo rispetta.

 

E’ importante che si percepisca che cambiare è possibile e che Messina ha le carte giuste per risorgere come eccellenza.

 

Concludendo non posso che appellarmi alla cittadinanza, alle associazioni e alle istituzioni affinché siano promotrici di questa “rivoluzione culturale” che potrebbe far tornare la nostra città ad essere il centro culturale del mediterraneo che merita di essere.

Francesco Leva